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I siti con link di film pirata sono legali, mentre Sky e Mediaset fanno appello ai G7 contro la pirateria

Sembrano due notizie in piena contrapposizione, ma in Italia può succedere anche questo.

Infatti il tribunale di Frosinone ha sentenziato che un sito contenente link a film in streaming non è legalmente reato annullando così una multa di quasi 600 mila euro ai danni dei gestori di siti quali: filmakers.biz, filmaker.me, filmakerz.org e cineteka.org.

Sempre riguardo lo stesso argomento invece i colossi delle pey-TV italiane come Sky e Mediaset hanno colto l’occasione del G7 della Cultura tenutosi a Firenze ( a poco più di 300 Km da Frosinone ) ponendo il serio problema della pirateria informatica. Di seguito si può leggere il testo della lettera consegnata:

“Scriviamo in rappresentanza di molte delle più grandi aziende di media e di intrattenimento del G7, una parte rilevante del settore creativo che ogni anno contribuisce all’economia globale con 2,25 mila miliardi di dollari. Oltre a garantire decine di milioni di posti di lavoro altamente qualificati, intratteniamo miliardi di persone ogni giorno con contenuti diversi e assicuriamo investimenti vitali a sostegno dello sport, delle arti e della cultura.

Data l’attenzione dei Ministri della Cultura del G7 alla tutela del nostro patrimonio culturale, è giusto che l’incontro ministeriale si tenga a Firenze, città che si distingue proprio per la conservazione e la tutela della cultura. Ciò rappresenta l’ideale prosecuzione delle agende G7/G8 e G20 degli anni precedenti, in particolare di quella della Francia che nel 2011 si è focalizzata sulla protezione e la promozione della cultura ponendola fra i suoi obiettivi fondamentali.”

Quello che è successo a Frosinone è quindi quasi un contro senso, per le aziende del settore. La sentenza è stata emanata a febbraio ed il punto saliente riguarda la correlazione tra il profitto e il link a siti esterni. Infatti fino ad allora era sempre stato dato per certo che il guadagno dato dalle pubblicità era legato ai link per la visione in streaming, mentre in questo caso il giudice ha ritenuto tale guadagno come “risparmio di spesa”  dichiarando che:

“Non basta infatti che il sito produca reddito, ma occorre dimostrare che l’attività di lucro sia collegata alla singola opera e che ne sia il corrispettivo, perché altrimenti siamo in presenza di un risparmio di spesa e non di una attività di messa a disposizione per finalità di lucro.” 

La sentenza è una svolta importante nel panorama nazionale, infatti prima bastava denunciare un sito per farlo oscurare e multarlo, mentre adesso bisognerà prima poter dimostrare l’entità dei guadagni derivati dal sito stesso prima di procedere con una denuncia.

Continua quindi l’eterna lotta tra le lobby dei canali a pagamento e del copyright e tutti i siti che propongo filmati a bassa qualità e senza i contenuti extra in modo gratuito tramite lo streaming video.

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